FLO.RE. Festival - La Verde armonia: Musica e Natura
la Musica come collante del mondo odierno
FLO.RE. Festival - La Verde armonia: Musica e Natura
la Musica come collante del mondo odierno
Come la vita del nostro pianeta è generata e sostenuta dall’acqua, così questo elemento ha occupato, in ogni epoca e in ogni cultura, un posto centrale nell’immaginario umano. Non esiste civiltà che non abbia riconosciuto nell’acqua una forza originaria, indispensabile e plurivalente. In questo dialogo millenario fra l’uomo e l’elemento fluido, la musica ha avuto un ruolo privilegiato, forse per una segreta corrispondenza: l’incessante scorrere dell’acqua è immagine dell’inarrestabile fluire del tempo, sul quale la musica stessa si fonda.
Fin dalle origini, l’acqua accompagna la vita sonora dell’umanità. I marinai hanno cantato la propria nostalgia prima di salpare; gli sciamani hanno intonato formule rituali per invocare la pioggia; inni e canti sono stati dedicati ai grandi fiumi, che non erano soltanto risorse naturali, ma autentici simboli identitari. Il Nilo, l’Eufrate, il Gange, il Fiume Giallo; il Reno, il Volga, la Senna, la Moldava, il Danubio: ogni corso d’acqua ha incarnato una patria, una lingua, una civiltà. Non stupisce che la musica li abbia celebrati, talvolta attraverso i capolavori dei grandi compositori – da Schumann a Smetana – talaltra attraverso canti popolari e tradizioni orali, fino alle canzoni moderne dedicate ai fiumi del continente americano.
Accanto ai fiumi, i compositori hanno immaginato il movimento sull’acqua: il dondolio delle barche, il lento avanzare dei remi, la cadenza ipnotica delle onde. Nascono così barcarole e gondoliere, da Chopin a Mendelssohn, da Liszt a molti autori dell’Ottocento e del Novecento. Laghi, specchi d’acqua, rive silenziose hanno ispirato pagine celebri e meno note, non sempre legate a un luogo preciso, ma spesso intitolate semplicemente all’elemento stesso: Sur l’eau, On the Loch. Perché l’acqua, nella musica, diventa esperienza universale, memoria condivisa, emozione comune.
Ma l’acqua è anche il fondamento della vita sociale. Città, villaggi e metropoli sono nati là dove l’acqua era accessibile: una sorgente, un fontanile, un ruscello. Da qui il senso di pace, di ristoro e di intimità che attraversa innumerevoli brani dedicati alle fonti e ai ruscelli: Am Brunnen, Au bord d’une source, By the brookside, o d’une Fontaine, o d’un Ruisseau. Le sorgenti di Schubert e Strauss, i ruscelli di Fauré, Gounod, Tausig e Ysaÿe, le fontane di Szymanowski e Respighi restituiscono una musica in cui l’acqua diventa luogo dell’anima.
La musica ha inoltre dato voce alla dimensione mitica e leggendaria dell’acqua. Spiriti, ninfe, città sommerse, laghi incantati popolano il repertorio musicale: Ondine di Ravel, La cathédrale engloutie di Debussy, Vodník di Dvořák, le Oceanidi di Sibelius. Altre volte l’attenzione si è rivolta allo stupore per gli effetti artificiali: i giochi d’acqua, le fontane monumentali, fino alla celebre Water Music di Händel.
Soggetto di infinite canzoni – Modugno e Prévert, Nacio Herb Brown e i Supertramp, Prince e Venditti, Pino Daniele ed Eric Clapton, i Who, Macario, Burt Bacharach e Jobim – la pioggia ha affascinato anche i compositori classici e appare in mille pagine poetiche: Rain di Cyril Scott, Jardins sous la pluie di Debussy, Regen di Joseph Marx, le melodie russe di Medtner, Prokof’ev, Rimskij-Korsakov, Il pleut dans la ville di Zoltán Kodály e il celebre Regenlied di Brahms… ma l’elenco sarebbe davvero illimitato. Dai compositori classici fino alla canzone del Novecento, la pioggia diventa metafora del tempo che passa, della memoria, dell’attesa.
E infine il mare: orizzonte infinito, luogo di partenza e di ritorno, di paura e di desiderio. È sullo sfondo di capolavori lirici, al centro di Lieder, di grandi pagine orchestrali, di visioni impressioniste e di tempeste sonore. Il mare è spazio della contemplazione e della violenza, della nostalgia e della scoperta, fino a farsi protagonista assoluto dell’immaginario musicale europeo.
Ma l’acqua non è soltanto principio di vita e di bellezza. È anche forza distruttiva, capace di segnare tragicamente la storia dei popoli. Alluvioni, naufragi, catastrofi naturali hanno lasciato tracce profonde nella memoria collettiva, trasformandosi in miti, racconti e simboli. Curiosamente, poche sono le grandi composizioni dedicate a questi eventi, quasi che il silenzio fosse l’unica risposta possibile di fronte alla devastazione. Il Diluvio biblico resta il riferimento più emblematico, da Saint-Saëns a Stravinskij e Castelnuovo-Tedesco. Anche Firenze, segnata dall’alluvione del 1966, sembra aver trovato più nella memoria civile che nella musica il luogo del ricordo.
Da questa complessità nasce il tema del FLORE Festival 2026, che si svolgerà nel mese di giugno e che, dopo l’edizione 2025 dedicata all’Albero, prosegue il proprio percorso attraverso gli elementi naturali ponendo al centro l’Acqua. Un elemento da ascoltare, da interrogare, da comprendere nelle sue risonanze simboliche, musicali e contemporanee.
In questo senso, il FLORE Festival 2026 si propone come uno spazio di ascolto e di consapevolezza, in cui la musica diventa luogo privilegiato per riflettere su ciò che scorre, risuona e ci unisce.
Per millenni la civiltà umana è cresciuta nel confronto imprescindibile con la Natura: un dialogo quotidiano fra le nostre risorse e l’immensità che ci circondava, a volte ospitale, a volte ostile. La cultura ha tratto ispirazione da colori, suoni, ritmi, movenze in cui riconoscevamo l’essenza profonda del nostro istinto, del nostro animo, alla ricerca di un equilibrio che abbiamo posto a fondamento di ogni progresso. Poi, un’impetuosa antropizzazione ha sconvolto questa convivenza, sradicando da tale contesto l’umanità e la sua cultura – fino al punto di rendere irriconoscibili i princìpi, i significati, le ragioni di tanta parte del nostro linguaggio, del nostro comportamento. Addomesticando il mondo, rischiamo di perderlo. È una deriva azzardata: se ben compresa, saprà offrirci preziose innovazioni; altrimenti potrebbe essere causa di un disorientamento in cui finiremo per smarrirci.
L’arte, in quanto sostanziale espressione umana, si è mossa fra tali forze, che sono opposte eppure correlate. La musica, in particolare, si è adeguata alle nuove funzioni: i musicisti hanno sempre più interpretato la realtà dei salotti, dei laboratori, delle città, delle folle, delle macchine; ma non hanno dimenticato, al tempo stesso, l’intensa nostalgia per un’antica comunione con i moti poetici della Natura, nei quali ritrovavano l’autentica e spontanea essenza della loro creatività.
Alla Natura sono stati dedicati innumerevoli brani. Dai lunghi Poemi Sinfonici alle brevissime melodie, dalle opere liriche ai pezzi da camera, i compositori hanno sentito il bisogno di rivolgersi all’ispirazione offerta dall’ambiente: quello consueto, osservato dalla propria finestra, nel quale ci si muove senza timore, e che offre lavoro e rifugio; e quello distante, rischioso, a volte irraggiungibile, che ha il fascino dell’inesplorato, dell’incognito, ed è metafora di ogni mistero.
Abbiamo avvertito la necessità di un Festival musicale che facesse riferimento a questi temi, e che divenisse lo spazio appropriato per esplorarli. Il nostro tempo predilige, ormai, l’ascolto meccanico della musica: la trasmissione radiofonica, il supporto digitale, l’uso degli altoparlanti, favorendo la perdita della fisicità. E le recenti epidemie hanno di fatto aggravato tale situazione. Un concerto di musica classica – nel quale il rapporto fra il suono e l’ascolto prende vita necessariamente dalla vicinanza, dal contatto – non può che porsi controcorrente: e se il suono che vi si ascolta è naturale, privo di qualsiasi filtro, allora ci è parsa scelta conseguente quella di impegnarci per far riscoprire l’immenso repertorio che proprio alla Natura si riferisce. Musica ispirata alle foreste e ai giardini, ai mari e ai fiumi, alla neve e ai ghiacciai, ai deserti e alle montagne, alle stagioni e ai cicli lunari, alle ore del giorno e alle stelle nella notte, alle nubi e alle ombre, ai fiori e al lavoro in campagna, agli animali esotici e a quelli domestici. E ai modi di percorrere, di incontrare tutto ciò: la lunga passeggiata del girovago attraverso spettacoli ammirevoli, ma anche l’esilio di chi – per scelta o per costrizione – lascia il proprio paese e va incontro a paesaggi sconosciuti; l’itinerario del viaggiatore colto, e il giro senza scopo del flâneur; il percorso di chi conosce la via e il territorio, e quello di chi va incontro all’ignoto, a volte spaventato, a volte speranzoso; la scampagnata degli amici, e il romitorio del mistico; le vicissitudini del mercante, e quelle del pellegrino. Ѐ la dimensione umana del cammino, alla ricerca delle proprie radici.
Non solo musica: per facilitare la ricezione di brani spesso rari, concepiti in tanti diversissimi paesi e in epoche a volte lontane, proporremo letture di poesie e di testi esplicativi. E, parallelamente ai concerti, organizzeremo mostre che sviluppino un percorso interattivo: fotografie, disegni, sculture, istallazioni, aiutati in questo dall’insolita ricchezza di motivi a nostra disposizione.
La verde armonia. Musica e natura, al centro del vivere umano.
Gregorio Nardi
Il FLO.RE. Festival – precedentemente denominato IMOC Festival – nasce nel 2015 per volere di Stefania di Blasio, Direttrice del Centro Studi Musica & Arte (CSMA) – associazione culturale senza scopo di lucro accreditata dalla Regione Toscana, secondo il sistema Qualità ISO 9001:2015 che sin dal 1995 si prende cura della formazione musicale a tutto tondo degli appassionati di musica e di spettacolo dal vivo, dalla prima infanzia alla terza età. La manifestazione si insedia a Chianciano Terme, mantenendo anche la piena operatività durante il periodo della pandemia. A seguito di nuove opportunità si trasferisce temporaneamente a Grosseto nel 2022 e dal 2023 approda definitivamente a Firenze.
Dalla sua prima edizione il festival è cresciuto ed ha appassionato persone diverse: oltre 960 talentuosi musicisti come allievi delle masterclass; circa 200 tra Maestri delle masterclass, solisti ed interpreti di fama che si sono esibiti nei vari concerti; la cittadinanza ed il pubblico toscano e internazionale che, con entusiasmo e fedeltà, ha assistito ai vari eventi del festival.
Cura dell’ambiente, innovazione, rivalsa culturale e creazione di occupazione (soprattutto giovanile) sono aspetti cruciali al mondo d’oggi. Convinti della potenza delle opportunità di cui la musica e la cultura dispongono, il FLO.RE. Festival – La Verde Armonia: Musica e Natura vuole proporsi come una delle più vitali e proattive soluzioni su Firenze, usando come prolifico legante la Musica, le Arti e la Natura tutta.
Concerti, masterclass, laboratori e molto altro, per far vivere esperienze culturali avvincenti connettendo varie forme d’arte, metodi di fruizione innovative, integrazione con realtà del territorio e momenti di sensibilizzazione e di discussione su temi quali la tutela dell’ambiente, l’uso attento delle risorse, l’impiego della tecnologia in campo musicale, l’importanza dello studio di arte e musica per la crescita e lo sviluppo organico dell’essere umano sin dalla tenera età.
Per una Firenze piena di vita, fiorente bacino di collaborazioni, opportunità di lavoro ed iniziative culturali contrassegnate dall’alta qualità artistica ed organizzativa.
Come la vita del nostro pianeta è generata e sostenuta dall’acqua, così questo elemento ha occupato, in ogni epoca e in ogni cultura, un posto centrale nell’immaginario umano. Non esiste civiltà che non abbia riconosciuto nell’acqua una forza originaria, indispensabile e plurivalente. In questo dialogo millenario fra l’uomo e l’elemento fluido, la musica ha avuto un ruolo privilegiato, forse per una segreta corrispondenza: l’incessante scorrere dell’acqua è immagine dell’inarrestabile fluire del tempo, sul quale la musica stessa si fonda.
Fin dalle origini, l’acqua accompagna la vita sonora dell’umanità. I marinai hanno cantato la propria nostalgia prima di salpare; gli sciamani hanno intonato formule rituali per invocare la pioggia; inni e canti sono stati dedicati ai grandi fiumi, che non erano soltanto risorse naturali, ma autentici simboli identitari. Il Nilo, l’Eufrate, il Gange, il Fiume Giallo; il Reno, il Volga, la Senna, la Moldava, il Danubio: ogni corso d’acqua ha incarnato una patria, una lingua, una civiltà. Non stupisce che la musica li abbia celebrati, talvolta attraverso i capolavori dei grandi compositori – da Schumann a Smetana – talaltra attraverso canti popolari e tradizioni orali, fino alle canzoni moderne dedicate ai fiumi del continente americano.
Accanto ai fiumi, i compositori hanno immaginato il movimento sull’acqua: il dondolio delle barche, il lento avanzare dei remi, la cadenza ipnotica delle onde. Nascono così barcarole e gondoliere, da Chopin a Mendelssohn, da Liszt a molti autori dell’Ottocento e del Novecento. Laghi, specchi d’acqua, rive silenziose hanno ispirato pagine celebri e meno note, non sempre legate a un luogo preciso, ma spesso intitolate semplicemente all’elemento stesso: Sur l’eau, On the Loch. Perché l’acqua, nella musica, diventa esperienza universale, memoria condivisa, emozione comune.
Ma l’acqua è anche il fondamento della vita sociale. Città, villaggi e metropoli sono nati là dove l’acqua era accessibile: una sorgente, un fontanile, un ruscello. Da qui il senso di pace, di ristoro e di intimità che attraversa innumerevoli brani dedicati alle fonti e ai ruscelli: Am Brunnen, Au bord d’une source, By the brookside, o d’une Fontaine, o d’un Ruisseau. Le sorgenti di Schubert e Strauss, i ruscelli di Fauré, Gounod, Tausig e Ysaÿe, le fontane di Szymanowski e Respighi restituiscono una musica in cui l’acqua diventa luogo dell’anima.
La musica ha inoltre dato voce alla dimensione mitica e leggendaria dell’acqua. Spiriti, ninfe, città sommerse, laghi incantati popolano il repertorio musicale: Ondine di Ravel, La cathédrale engloutie di Debussy, Vodník di Dvořák, le Oceanidi di Sibelius. Altre volte l’attenzione si è rivolta allo stupore per gli effetti artificiali: i giochi d’acqua, le fontane monumentali, fino alla celebre Water Music di Händel.
Soggetto di infinite canzoni – Modugno e Prévert, Nacio Herb Brown e i Supertramp, Prince e Venditti, Pino Daniele ed Eric Clapton, i Who, Macario, Burt Bacharach e Jobim – la pioggia ha affascinato anche i compositori classici e appare in mille pagine poetiche: Rain di Cyril Scott, Jardins sous la pluie di Debussy, Regen di Joseph Marx, le melodie russe di Medtner, Prokof’ev, Rimskij-Korsakov, Il pleut dans la ville di Zoltán Kodály e il celebre Regenlied di Brahms… ma l’elenco sarebbe davvero illimitato. Dai compositori classici fino alla canzone del Novecento, la pioggia diventa metafora del tempo che passa, della memoria, dell’attesa.
E infine il mare: orizzonte infinito, luogo di partenza e di ritorno, di paura e di desiderio. È sullo sfondo di capolavori lirici, al centro di Lieder, di grandi pagine orchestrali, di visioni impressioniste e di tempeste sonore. Il mare è spazio della contemplazione e della violenza, della nostalgia e della scoperta, fino a farsi protagonista assoluto dell’immaginario musicale europeo.
Ma l’acqua non è soltanto principio di vita e di bellezza. È anche forza distruttiva, capace di segnare tragicamente la storia dei popoli. Alluvioni, naufragi, catastrofi naturali hanno lasciato tracce profonde nella memoria collettiva, trasformandosi in miti, racconti e simboli. Curiosamente, poche sono le grandi composizioni dedicate a questi eventi, quasi che il silenzio fosse l’unica risposta possibile di fronte alla devastazione. Il Diluvio biblico resta il riferimento più emblematico, da Saint-Saëns a Stravinskij e Castelnuovo-Tedesco. Anche Firenze, segnata dall’alluvione del 1966, sembra aver trovato più nella memoria civile che nella musica il luogo del ricordo.
Da questa complessità nasce il tema del FLORE Festival 2026, che si svolgerà nel mese di giugno e che, dopo l’edizione 2025 dedicata all’Albero, prosegue il proprio percorso attraverso gli elementi naturali ponendo al centro l’Acqua. Un elemento da ascoltare, da interrogare, da comprendere nelle sue risonanze simboliche, musicali e contemporanee.
In questo senso, il FLORE Festival 2026 si propone come uno spazio di ascolto e di consapevolezza, in cui la musica diventa luogo privilegiato per riflettere su ciò che scorre, risuona e ci unisce.
Per millenni la civiltà umana è cresciuta nel confronto imprescindibile con la Natura: un dialogo quotidiano fra le nostre risorse e l’immensità che ci circondava, a volte ospitale, a volte ostile. La cultura ha tratto ispirazione da colori, suoni, ritmi, movenze in cui riconoscevamo l’essenza profonda del nostro istinto, del nostro animo, alla ricerca di un equilibrio che abbiamo posto a fondamento di ogni progresso. Poi, un’impetuosa antropizzazione ha sconvolto questa convivenza, sradicando da tale contesto l’umanità e la sua cultura – fino al punto di rendere irriconoscibili i princìpi, i significati, le ragioni di tanta parte del nostro linguaggio, del nostro comportamento. Addomesticando il mondo, rischiamo di perderlo. È una deriva azzardata: se ben compresa, saprà offrirci preziose innovazioni; altrimenti potrebbe essere causa di un disorientamento in cui finiremo per smarrirci.
L’arte, in quanto sostanziale espressione umana, si è mossa fra tali forze, che sono opposte eppure correlate. La musica, in particolare, si è adeguata alle nuove funzioni: i musicisti hanno sempre più interpretato la realtà dei salotti, dei laboratori, delle città, delle folle, delle macchine; ma non hanno dimenticato, al tempo stesso, l’intensa nostalgia per un’antica comunione con i moti poetici della Natura, nei quali ritrovavano l’autentica e spontanea essenza della loro creatività.
Alla Natura sono stati dedicati innumerevoli brani. Dai lunghi Poemi Sinfonici alle brevissime melodie, dalle opere liriche ai pezzi da camera, i compositori hanno sentito il bisogno di rivolgersi all’ispirazione offerta dall’ambiente: quello consueto, osservato dalla propria finestra, nel quale ci si muove senza timore, e che offre lavoro e rifugio; e quello distante, rischioso, a volte irraggiungibile, che ha il fascino dell’inesplorato, dell’incognito, ed è metafora di ogni mistero.
Abbiamo avvertito la necessità di un Festival musicale che facesse riferimento a questi temi, e che divenisse lo spazio appropriato per esplorarli. Il nostro tempo predilige, ormai, l’ascolto meccanico della musica: la trasmissione radiofonica, il supporto digitale, l’uso degli altoparlanti, favorendo la perdita della fisicità. E le recenti epidemie hanno di fatto aggravato tale situazione. Un concerto di musica classica – nel quale il rapporto fra il suono e l’ascolto prende vita necessariamente dalla vicinanza, dal contatto – non può che porsi controcorrente: e se il suono che vi si ascolta è naturale, privo di qualsiasi filtro, allora ci è parsa scelta conseguente quella di impegnarci per far riscoprire l’immenso repertorio che proprio alla Natura si riferisce. Musica ispirata alle foreste e ai giardini, ai mari e ai fiumi, alla neve e ai ghiacciai, ai deserti e alle montagne, alle stagioni e ai cicli lunari, alle ore del giorno e alle stelle nella notte, alle nubi e alle ombre, ai fiori e al lavoro in campagna, agli animali esotici e a quelli domestici. E ai modi di percorrere, di incontrare tutto ciò: la lunga passeggiata del girovago attraverso spettacoli ammirevoli, ma anche l’esilio di chi – per scelta o per costrizione – lascia il proprio paese e va incontro a paesaggi sconosciuti; l’itinerario del viaggiatore colto, e il giro senza scopo del flâneur; il percorso di chi conosce la via e il territorio, e quello di chi va incontro all’ignoto, a volte spaventato, a volte speranzoso; la scampagnata degli amici, e il romitorio del mistico; le vicissitudini del mercante, e quelle del pellegrino. Ѐ la dimensione umana del cammino, alla ricerca delle proprie radici.
Non solo musica: per facilitare la ricezione di brani spesso rari, concepiti in tanti diversissimi paesi e in epoche a volte lontane, proporremo letture di poesie e di testi esplicativi. E, parallelamente ai concerti, organizzeremo mostre che sviluppino un percorso interattivo: fotografie, disegni, sculture, istallazioni, aiutati in questo dall’insolita ricchezza di motivi a nostra disposizione.
La verde armonia. Musica e natura, al centro del vivere umano.
Gregorio Nardi
Il FLO.RE. Festival – precedentemente denominato IMOC Festival – nasce nel 2015 per volere di Stefania di Blasio, Direttrice del Centro Studi Musica & Arte (CSMA) – associazione culturale senza scopo di lucro accreditata dalla Regione Toscana, secondo il sistema Qualità ISO 9001:2015 che sin dal 1995 si prende cura della formazione musicale a tutto tondo degli appassionati di musica e di spettacolo dal vivo, dalla prima infanzia alla terza età. La manifestazione si insedia a Chianciano Terme, mantenendo anche la piena operatività durante il periodo della pandemia. A seguito di nuove opportunità si trasferisce temporaneamente a Grosseto nel 2022 e dal 2023 approda definitivamente a Firenze.
Dalla sua prima edizione il festival è cresciuto ed ha appassionato persone diverse: oltre 960 talentuosi musicisti come allievi delle masterclass; circa 200 tra Maestri delle masterclass, solisti ed interpreti di fama che si sono esibiti nei vari concerti; la cittadinanza ed il pubblico toscano e internazionale che, con entusiasmo e fedeltà, ha assistito ai vari eventi del festival.
Cura dell’ambiente, innovazione, rivalsa culturale e creazione di occupazione (soprattutto giovanile) sono aspetti cruciali al mondo d’oggi. Convinti della potenza delle opportunità di cui la musica e la cultura dispongono, il FLO.RE. Festival – La Verde Armonia: Musica e Natura vuole proporsi come una delle più vitali e proattive soluzioni su Firenze, usando come prolifico legante la Musica, le Arti e la Natura tutta.
Concerti, masterclass, laboratori e molto altro, per far vivere esperienze culturali avvincenti connettendo varie forme d’arte, metodi di fruizione innovative, integrazione con realtà del territorio e momenti di sensibilizzazione e di discussione su temi quali la tutela dell’ambiente, l’uso attento delle risorse, l’impiego della tecnologia in campo musicale, l’importanza dello studio di arte e musica per la crescita e lo sviluppo organico dell’essere umano sin dalla tenera età.
Per una Firenze piena di vita, fiorente bacino di collaborazioni, opportunità di lavoro ed iniziative culturali contrassegnate dall’alta qualità artistica ed organizzativa.
Alberi, musica e arte si intrecciano nel cuore di Firenze per la nuova edizione del FLO.RE. Festival – La Verde Armonia, Musica e Natura, dal titolo Arbore Amica.
Il festival, che si svolgerà dal 25 giugno al 14 luglio 2025, è una collezione di eventi musicali e interdisciplinari che esplorano il profondo legame tra cultura e paesaggio naturale, trasformando la città in un giardino sonoro di riflessione, ascolto e partecipazione.
Il programma, articolato in 16 concerti ospitati in luoghi storici, più o meno iconici del capoluogo toscano – tra cui il Tepidarium del Roster, il Cortile di Michelozzo, la Chiesa di San Giovannino dei Cavalieri, il Palagio di Parte Guelfa e il Museo Novecento – accoglie interpreti di fama internazionale accanto a giovani talenti della scena musicale europea. Il repertorio, che spazia dal barocco alla musica contemporanea, è pensato per evocare il mondo arboreo attraverso suono, parola e immagine.
Accanto ai concerti, il festival si affianca a mostre d’arte grazie alle collaborazioni con musei, un ciclo di Open Talk dedicati alla sostenibilità e alla cultura, Laboratori musicali per l’infanzia e le famiglie, e i percorsi “Note in Cammino: Firenze tra Arte e Musica” itinerari guidati alla scoperta di luoghi musicali nascosti e carichi di memoria, tra salotti, giardini e botteghe storiche. Una parte del ricavato sarà devoluta alla piantumazione di nuovi alberi nei quartieri fiorentini, in collaborazione con vivai locali e il Comune di Firenze.
Il FLO.RE. Festival 2025 è un progetto diffuso, sostenibile e profondamente radicato nel territorio, che invita a riconnettersi alla terra attraverso il linguaggio universale dell’arte. In un’epoca dominata dalla digitalizzazione e dalla disconnessione ambientale, Arbore Amica è un invito a rallentare, ascoltare e ritrovare un’armonia più profonda tra esseri umani e mondo naturale, nel segno della bellezza e della consapevolezza.
Per millenni la civiltà umana è cresciuta nel confronto imprescindibile con la Natura: un dialogo quotidiano fra le nostre risorse e l’immensità che ci circondava, a volte ospitale, a volte ostile. La cultura ha tratto ispirazione da colori, suoni, ritmi, movenze in cui riconoscevamo l’essenza profonda del nostro istinto, del nostro animo, alla ricerca di un equilibrio che abbiamo posto a fondamento di ogni progresso. Poi, un’impetuosa antropizzazione ha sconvolto questa convivenza, sradicando da tale contesto l’umanità e la sua cultura – fino al punto di rendere irriconoscibili i princìpi, i significati, le ragioni di tanta parte del nostro linguaggio, del nostro comportamento. Addomesticando il mondo, rischiamo di perderlo. È una deriva azzardata: se ben compresa, saprà offrirci preziose innovazioni; altrimenti potrebbe essere causa di un disorientamento in cui finiremo per smarrirci.
L’arte, in quanto sostanziale espressione umana, si è mossa fra tali forze, che sono opposte eppure correlate. La musica, in particolare, si è adeguata alle nuove funzioni: i musicisti hanno sempre più interpretato la realtà dei salotti, dei laboratori, delle città, delle folle, delle macchine; ma non hanno dimenticato, al tempo stesso, l’intensa nostalgia per un’antica comunione con i moti poetici della Natura, nei quali ritrovavano l’autentica e spontanea essenza della loro creatività.
Alla Natura sono stati dedicati innumerevoli brani. Dai lunghi Poemi Sinfonici alle brevissime melodie, dalle opere liriche ai pezzi da camera, i compositori hanno sentito il bisogno di rivolgersi all’ispirazione offerta dall’ambiente: quello consueto, osservato dalla propria finestra, nel quale ci si muove senza timore, e che offre lavoro e rifugio; e quello distante, rischioso, a volte irraggiungibile, che ha il fascino dell’inesplorato, dell’incognito, ed è metafora di ogni mistero.
Abbiamo avvertito la necessità di un Festival musicale che facesse riferimento a questi temi, e che divenisse lo spazio appropriato per esplorarli. Il nostro tempo predilige, ormai, l’ascolto meccanico della musica: la trasmissione radiofonica, il supporto digitale, l’uso degli altoparlanti, favorendo la perdita della fisicità. E le recenti epidemie hanno di fatto aggravato tale situazione. Un concerto di musica classica – nel quale il rapporto fra il suono e l’ascolto prende vita necessariamente dalla vicinanza, dal contatto – non può che porsi controcorrente: e se il suono che vi si ascolta è naturale, privo di qualsiasi filtro, allora ci è parsa scelta conseguente quella di impegnarci per far riscoprire l’immenso repertorio che proprio alla Natura si riferisce. Musica ispirata alle foreste e ai giardini, ai mari e ai fiumi, alla neve e ai ghiacciai, ai deserti e alle montagne, alle stagioni e ai cicli lunari, alle ore del giorno e alle stelle nella notte, alle nubi e alle ombre, ai fiori e al lavoro in campagna, agli animali esotici e a quelli domestici. E ai modi di percorrere, di incontrare tutto ciò: la lunga passeggiata del girovago attraverso spettacoli ammirevoli, ma anche l’esilio di chi – per scelta o per costrizione – lascia il proprio paese e va incontro a paesaggi sconosciuti; l’itinerario del viaggiatore colto, e il giro senza scopo del flâneur; il percorso di chi conosce la via e il territorio, e quello di chi va incontro all’ignoto, a volte spaventato, a volte speranzoso; la scampagnata degli amici, e il romitorio del mistico; le vicissitudini del mercante, e quelle del pellegrino. Ѐ la dimensione umana del cammino, alla ricerca delle proprie radici.
Non solo musica: per facilitare la ricezione di brani spesso rari, concepiti in tanti diversissimi paesi e in epoche a volte lontane, proporremo letture di poesie e di testi esplicativi. E, parallelamente ai concerti, organizzeremo mostre che sviluppino un percorso interattivo: fotografie, disegni, sculture, istallazioni, aiutati in questo dall’insolita ricchezza di motivi a nostra disposizione.
La verde armonia. Musica e natura, al centro del vivere umano.
Gregorio Nardi
Il FLO.RE. Festival – precedentemente denominato IMOC Festival – nasce nel 2015 per volere di Stefania di Blasio, Direttrice del Centro Studi Musica & Arte (CSMA) – associazione culturale senza scopo di lucro accreditata dalla Regione Toscana, secondo il sistema Qualità ISO 9001:2015 che sin dal 1995 si prende cura della formazione musicale a tutto tondo degli appassionati di musica e di spettacolo dal vivo, dalla prima infanzia alla terza età. La manifestazione si insedia a Chianciano Terme, mantenendo anche la piena operatività durante il periodo della pandemia. A seguito di nuove opportunità si trasferisce temporaneamente a Grosseto nel 2022 e dal 2023 approda definitivamente a Firenze.
Dalla sua prima edizione il festival è cresciuto ed ha appassionato persone diverse: oltre 960 talentuosi musicisti come allievi delle masterclass; circa 200 tra Maestri delle masterclass, solisti ed interpreti di fama che si sono esibiti nei vari concerti; la cittadinanza ed il pubblico toscano e internazionale che, con entusiasmo e fedeltà, ha assistito ai vari eventi del festival.
Cura dell’ambiente, innovazione, rivalsa culturale e creazione di occupazione (soprattutto giovanile) sono aspetti cruciali al mondo d’oggi. Convinti della potenza delle opportunità di cui la musica e la cultura dispongono, il FLO.RE. Festival – La Verde Armonia: Musica e Natura vuole proporsi come una delle più vitali e proattive soluzioni su Firenze, usando come prolifico legante la Musica, le Arti e la Natura tutta.
Concerti, masterclass, laboratori e molto altro, per far vivere esperienze culturali avvincenti connettendo varie forme d’arte, metodi di fruizione innovative, integrazione con realtà del territorio e momenti di sensibilizzazione e di discussione su temi quali la tutela dell’ambiente, l’uso attento delle risorse, l’impiego della tecnologia in campo musicale, l’importanza dello studio di arte e musica per la crescita e lo sviluppo organico dell’essere umano sin dalla tenera età.
Per una Firenze piena di vita, fiorente bacino di collaborazioni, opportunità di lavoro ed iniziative culturali contrassegnate dall’alta qualità artistica ed organizzativa.
Numeri del festival
Numeri del festival
SOGGETTO PROMOTORE:
Il Centro Studi Musica & Arte
ENTE PROMOTORE:
Centro Studi Musica
& Arte, impresa sociale
SQUADRA
FLO.RE. Festival
La Verde Armonia, Musica e Natura
SQUADRA
FLO.RE. Festival
La Verde Armonia, Musica e Natura
Conticello-Giovannone
Ufficio Stampa
Barbara Gronchi
Affari Istituzionali e Promozione
conticello-giovannone
Ufficio Stampa
Barbara Gronchi
Affari Istituzionali e Promozione
Debora Guerrieri
Social Media Mng. e Video Maker
Gianluca Di Stefano
Grafico, Tetris Comunicazione
Sara Montelatici
Social Media Mng. e Content Creator
Debora
Guerrieri
Social Media Mng. e Video Maker
Gianluca
Di Stefano
Grafico, Tetris Comunicazione
Sara
Montelatici
Social Media Mng. e Content Creator
Sara Paiano
Box Office e Segreteria
Giulia Sardelli
Box Office e Segreteria
Marcella Stella
Segreteria
Sara Paiano
Box Office e Segreteria
Giulia Sardelli
Box Office e Segreteria
Marcella Stella
Segreteria
I NOSTRI PARTNER E SOSTENITORI
Il FLO.RE. Festival, ogni anno, è frutto di una rete di collaborazioni e sinergie















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